"Perché io? Ce lo chiediamo tutti almeno una volta nella vita. Perché a me?
Non so se esista una risposta. Non so se esistano parole che possano rendere più accettabili cose che accadono e sembrano terribilmente ingiuste. Ci ho pensato tanto e non posso dire di esserne venuta a capo, però ho capito un po’ di cose.
Prima di tutto, ho capito che io non credo in un vaso di Pandora, non credo che tutti i mail del mondo vaghino sulla terra e colpiscano chi capita solo perché a qualcuno deve pur capitare. Ho capito che non credo nella sfortuna, nei gatti neri e nei sette anni di sfiga se rompi uno specchio. E ho capito che nessuno “si merita” certe cose, non posso credere che esista una sorta di karma che ci punisca per quello che siamo stati in una vita precedente.
Potrei citarti la genetica, adesso, perché purtroppo ho questo brutto vizio di cercare nella scienza una chiave di lettura per una vita che a volte sembra così priva di senso. Ebbene, la genetica ti direbbe che nei tuoi geni è già scritta buona parte di quello che ti succederà. Come se, fin dalla nascita, anzi addirittura da prima che tu nasca, si potesse sapere come sarai, che malattie svilupperai con più probabilità, persino come sarai caratterialmente. E a volte capita che un gene sia diverso da come dovrebbe essere, ed ecco lì che sembra che non funzioni più niente. Ma molto spesso la natura sceglie quel gene diverso perché può fare cose che il gene “normale” non potrebbe fare. Della sua debolezza, ha fatto un punto di forza. Perché è dalla diversità, dal disequilibrio che si origina la vita. L’equilibrio, per una cellula come per un organismo, corrisponde alla morte.
Immagino che neanche questo però possa rispondere al “perché io?”. Beh, tutto quello che mi è venuto in mente è che quel ragazzo che credo di aver amato più di chiunque altro, quello che mi ha fatto più male di tutti in assoluto, una risposta l’aveva trovata. Immaginati un bambino a cui dicono che un batterio dal nome impronunciabile ha raggiunto il suo cuore e dovrà restare per mesi in ospedale e non potrà correre e dovrà prendere per anni degli antibiotici. È un bambino che ha paura e che non può fare a meno di chiedersi “Perché a me?”. E ora immaginati un ragazzo di quasi vent’anni che si ritrova in ospedale perché ha fatto una cavolata, e magari stavolta si potrebbe anche pensare che se l’è cercata, e ripensando a quello che ha passato dice: “Io penso che da qualche parte fosse già scritto che questo sarebbe successo. Era scritto nella storia della mia vita che questo doveva succedere, semplicemente, doveva succedere.”
Perché io? Ecco, lui forse un motivo non lo cerca più, perché ha trovato una sua risposta. Perché è la tua vita, e nessuno può viverla al tuo posto. Questa è la vita che ti è capitata. Magari non è la migliore che potessi avere, ma è l’unica che ti è concessa. Quindi le scelte sono due. Puoi lasciare che quello che ti è accaduto ti distrugga. Oppure puoi partire da lì per costruire la tua vita."
- (via precipitatadaunasteroide)
"Finirà male. Finirà che ci faremo a pezzi o ci lasceremo fare a pezzi da un amore troppo sbagliato e troppo forte. Mi sembra che camminiamo sempre sul filo di un rasoio, in equilibrio instabile tra il tentativo di stare lontani e la voglia di stringerci. Sento che sto per farmi male. Stiamo ballando sull’orlo di un precipizio. E ti amo, ti amo così tanto che se ci sei tu, non ho paura di cadere."
- (via precipitatadaunasteroide)
"

Trosko, muy mal parido.
Veni y contame de tus desaparecidos…

En 8 años de represión,
Mientras caian los soldados de Perón.

Vos tranzabas con videla y la Junta Militar
Si los viera el che Guevara…
Los mandaba a fusilar!!…

"
- (via xeneizebrc)